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Sulla
figura di re Artù,
leggendario e mitico sovrano
della Britannia, nel corso
dei secoli sono stati
scritti molti libri, che ne
hanno cantato la vita, le
imprese e la morte. Nel 1137
Goffredo di Monmouth nella Historia
regum Britanniae ne fece
un eroe nazionale; nel 1485
usciva Morte Darthur,
il testo epico di Sir Thomas
Malory che più di altri
contribuì a divulgarne le
gesta, alimentando un vero
culto. Come sempre in questi
casi, è difficile
distinguere il confine fra
realtà e leggenda; ma pare
accertato che un condottiero
di nome Artù, nato intorno
al 470 e morto nel 530
circa, abbia combattuto al
tempo dell'avanzata
anglosassone verso ovest;
gli vengono attribuite
dodici vittorie in
battaglia, di cui l'ultima a
Mount Badon, del 520, è
probabilmente l'unica con
basi storiche. Re Artù ci
è stato proposto come esponente
del mondo feudale e cortese,
appartenente a una casta
elitaria identificata nella
corte dei famosi Cavalieri
della Tavola Rotonda. Merito
di Malory se Artù, pur
conservando le sue
prerogative mitiche, appare
anche un uomo con tutte le
sue debolezze, incapace di
arginare lo sfacelo del
proprio regno e di
conservare la moglie
Ginevra.
Una vita
e una morte leggendarie
«Sempre re
Artù sul suo destriero
cavalcava. con una spada, e
compiva meravigliose azioni
in battaglia, che molti dei
re si compiacevano per i
suoi successi e
le sue capacità... Allora
egli estrasse la sua spada
Excalibur, ma essa era così
lucente da accecare i suoi
nemici, come fossero state
trenta torce accese. E con
essa li fece indietreggiare,
e uccise molti uomini». (Thomas Malory, Morte Darthur, I, 23). Allevato
dal Mago Merlino, Artù ebbe
diritto al trono della
Britannia perché riuscì a
estrarre dalla roccia la
spada magica Excalibur, che
in seguito ricevette dalla
Dama del Lago. Sposò
Ginevra, che gli portò in
dote la Tavola Rotonda, e
fissò la sede della propria
corte nel castello di
Camelot. I suoi 150
cavalieri parteciparono alla
ricerca del Santo Graal, il
calice nel quale per
tradizione bevve Gesù
durante l'Ultima Cena e in
cui fu raccolto il suo
sangue dopo la
crocifissione, si dice
portato in Inghilterra da
Giuseppe di Arimatea. Ma
presto l'armonia della corte
si ruppe: Lancillotto
divenne l'amante di Ginevra,
mentre Mordred, nipote di
Artù, tramava per
strappargli il regno. Nella
decisiva battaglia di
Camlann i due si ferirono a
morte, e re Artù chiese a
Sir Bedivere di gettare la
spada Excalibur in un lago e
di essere trasportato
sull'isola di Avalon presso
la sorella, la fata Morgana.
Qui, secondo alcuni
racconti, morì e venne
sepolto; secondo altri, guarì
e attende ancora di riunirsi
ai suoi cavalieri.
I
segreti di Glastonbury
Nella
pianura del Somerset,
nell'Inghilterra
meridionale, un tempo invasa
da acquitrini comunicanti
con il mare, emerge una nuda
collina di forma conica, la
cui sommità è occupata da
un campanile a torre, quanto
resta dell'antica chiesa di
San Michele, distrutta da un
terremoto. È la collina di
Tor, già isola circondata
da paludi, identificata con
la mitica Avalon, il
"Beato Aldilà"
dei romanzi cavallereschi,
la magica isola d'Occidente
nella quale, secondo la
tradizione celtica, i morti
continuano a vivere. Ai
piedi della collina vi è un
antico pozzo di acqua
ferruginosa, in cui Giuseppe
di Arimatea avrebbe nascosto
il Santo Graal. A colui che
avvolse il corpo di Gesù in
un lenzuolo e lo trasportò
nella tomba viene
attribuito un altro evento
miracoloso: quando egli
giunse a Glastonbury, piantò
il suo bastone e da questo
nacque il biancospino che
ancor oggi, a Pasqua e a
Natale, fiorisce sul terreno
dell'abbazia. Quest'ultima
è citata per la prima volta
nell'anno 705, costruita sui
resti della Chiesa Vecchia
in legno e canniccio, ancora
una volta attribuita a
Giuseppe di Arimatea.
Distrutta da un incendio nel
1184, venne ricostruita nel
XIII-XIV secolo, epoca a cui
risalgono le attuali rovine.
La ricostruzione richiedeva
molto denaro, e nello stesso
periodo re Enrico II
Plantageneto era alla
ricerca di consenso
politico; avuta notizia che
proprio in quel luogo poteva
essere stato sepolto re Artù,
personaggio molto caro al
popolo, d'intesa con l'abate
promosse la ricerca della
tomba. Nel 1191 i monaci
davano l'annuncio: la tomba
era stata trovata. Se i
monaci non raccontarono il
falso, nei pressi della
cappella della Madonna, là
dove esisteva la Chiesa
Vecchia, due metri sotto
terra vennero alla luce una
lastra di pietra e una croce
di piombo con l'iscrizione «Hic
iacet sepultus inclitus rex
Arturius in insula Avalonia».
2,7 metri più in basso
c'era un bara ricavata da un
tronco di quercia,
contenente gli scheletri di
un uomo molte alto con il
cranio spaccato e uno più
piccolo, con resti di
capelli: Artù e Ginevra.
Nel 1962 l'archeologo Ralegh
Radford confermava tale
sepoltura, ma ovviamente non
poté pronunciarsi
sull'appartenenza dei resti.
Purtroppo della lastra e
della croce si sono perdute
le tracce da oltre 200 anni,
per cui il dubbio rimane:
era davvero la tomba di re
Artù?
La
leggendaria Camelot
Fu il poeta
francese Chrétien de Troyes
(XII sec.) a indicare in
Camelot la città ideale di
re Artù, in cui regnavano
ordine e giustizia, pace e
benessere, amor cortese e
onore cavalleresco. Camelot
è stata identificata con il
castello di Cadbury nel
Somerset, già
fortificazione del I secolc
a.C, conquistata dai Romani
nell'83 d.C, abbandonata per
400 anni e ricostruita nel V
secolo, capace di ospitare
un migliaio di persone.
Nell'interno vi era un
edificio in legno con un
ambiente lungo 19 metri: lo
stesso in cui si riunivano i
Cavalieri della Tavola
Rotonda? Oggi una copia
della Tavola in legno di
quercia, risalente al 1330
circa, è collocata su una
parete del castello di
Winchester. Vicino a Cadbury
Castle c'è anche il
complesso di fortificazioni
di Castle Cary, che conferma
il ruolo di barriera svolto
dal Somerset per respingere
le invasioni dei Sassoni
occidentali; e anche
Glastonbury non è distante
da qui. Altri autori hanno
invece collocato Camelot in
castelli più lontani.
Forse, per accertare la
verità, non resta che dar
credito alla leggenda di
Cadbury e trovarsi sul posto
nella notte del solstizio
d'estate o in quella di
Natale, per vedere re Artù
e i suoi cavalieri scendere
dalla collina del castello
per abbeverare i cavalli.
LA TERRA
PERDUTA DI LYONESSE
Secondo
alcune fonti letterarie la
corte di Camelot andrebbe
collocata in quella terra
che un tempo si estendeva
dall'estrema punta della
Cornovaglia (Land's End)
fino alle isole Scilly, oggi
distanti circa 50 chilometri
dalla terraferma. Nell'Itinerario
di Guglielmo di Worcester
del XV secolo si dice che
sprofondò in mare,
inghiottendo 140 chiese,
campi e villaggi; nel ciclo
arturiano, Lyonesse è la
terra in cui nacque
Tristano, nipote di re Marco
della Cornovaglia e amante
di sua moglie Isotta. Oggi
però si preferisce far
derivare Lyonesse dal
toponimo Leonois, l'odierna
Lothian in Scozia; ed è
stato accertato che nelle
ultime migliaia di anni
l'abbassamento delle terre
della punta della
Cornovaglia è stato di
pochi centimetri. I presunti
resti di costruzioni che la
marea sommerge lungo le
coste delle isole Scilly non
sono altro che muri
innalzati per catturare i
pesci. Caduto questo mito,
la figura di re Artù sembra
destinata a restare legata a
lungo ai luoghi segreti di
Glastonbury.
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